domenica 2 novembre 2014

Recensione: Una ragione per amare di Rebecca Donovan

Honeys cari, oggi torno con un’altra –drastica- recensione. Di un libro, sì, dalla trama interessante, ma sviluppato forse con i piedi per il cattivo risultato che ne è venuto.
Voto:

978-88-541-6102-3 Titolo: Una ragione per amare (Breathing #1)
Data di pubblicazione: 6 Febbraio 2014
Casa editrice: Newton Compton
Autrice: Rebecca Donovan
Prezzo: 9,90 €
Pagine: 448
 Emma Thomas è una studentessa modello e un’atleta prodigio. Ma è una ragazza taciturna e solitaria: non frequenta nessuno tranne la sua amica Sara, non va alle feste, non esce e non ha un fidanzato. E si copre bene per nascondere i lividi, per paura che qualcuno possa indovinare quello che succede tra le pareti domestiche. Mentre gli altri ragazzi della sua età si divertono spensieratamente, Emma conta in segreto i giorni che mancano al diploma, quando finalmente sarà libera di andare via di casa. Ma ecco che all’improvviso, senza averlo cercato o atteso, Emma incontra l’amore. Un amore intenso e travolgente che entra prepotentemente nella sua vita. E adesso nascondere il suo segreto non sarà più così facile.

recensione2

Prima di tutto, tendo a precisare che non ho letto tutto il libro: ne avrò letto 8/10, poi sono andata direttamente al finale, perché proprio non riuscivo più a leggerlo. E ora vi  spiego perché.
L’idea di base, come ho scritto sopra, era molto, molto carina. Una ragazza orfana di padre, con la madre alcolizzata, che viene affidata agli zii. Gli zii che la picchiano, e la maltrattano, all’insaputa di tutti. La ragazza non può denunciarli, però, perché recherebbe danno ai cugini, dolci bambini che non hanno fatto niente di male, se non nascere da due mostri. O meglio, un mostro (Carol, la zia) e il complice, che non vede perché non vuole –e perché non gli conviene- vedere. La ragazza, Emma, si isola, e ha solo un’amica: Sara, ignara di ciò che le accade. Un giorno arriva un ragazzo che penetra nella sua invisibile barriera, e allora le cose si complicano.
Insomma, una delle classiche trame dei New Adult, tanto in voga in questo periodo.
L’autrice, ha anche un bel modo di scrivere, descrizioni lunghe e precise –forse troppo, ma io amo le descrizioni- e linguaggio ricco ma semplice.
Il punto è: ciò che accade in 448 pagine, è sempre la stessa identica cosa, con il risultato che il libro risulta noioso.
La trama si sviluppa sempre così: Emma sta con Evan, ma non può stare con lui,  gli zii la picchiano, allora si allontana,si riavvicina a Evan, gli zii la picchiano, si riallontana. SEMPRE.

Un’altra cosa che non ho apprezzato per niente, in questo libro, è l’assenza di motivazioni, che spinge la protagonista a (non) fare molte cose. L’unica cosa che è veramente motivata, è il fatto che Emma voglia andarsene da casa, perciò studia molto, per ottenere una borsa di studio.
Non si capisce bene perché, però, non possa stare con Evan. All’inizio, sembra chiaro: lui è una distrazione, ed è troppo invadente. Okay, ci sta. Il fatto è che appena se ne va Evan, la protagonista si mette col primo che capita, distruggendo completamente le convinzioni che ci aveva dato in precedenza.

Non svelo altro della trama, perché credo di avervi già fatto capire quanto sia mal sviluppata.

Passiamo ora ai personaggi, ahimé, che personaggi!
Evan e Sara, sono entrambi poco caratterizzati, anonimi, nonostante siano in strettissimi rapporti con la protagonista. Diciamocelo: due alberi sarebbero stati più espressivi di questi due.
Gli zii della protagonista, sono cattivi, ma hanno una cattiveria immotivata. Non è chiaro il motivo che spinge Carol ad odiare Emma, men che meno quello che la spinge a picchiarla. George (credo si chiami così) è invece il classico tipo di mezza età, pelato e panciuto (o almeno così me lo immagino) che si fa abbindolare dalla moglie per non guardare in faccia la realtà. Il fatto è, che l’autrice, non ha reso bene il motivo della loro cattiveria, rendendoli solo degli illogici cattivi spietati.
Passiamo ora al medico che ha curato Emma –inutile parlare di lui, lo so, ma dovevo. Una ragazza si presenta da lui, con gravi contusioni sulla schiena, una commozione cerebrale, diversi lividi e cicatrici, e lui che fa? Giustamente, le chiede: “Sei sicura di essere solo caduta?” –sottinteso: ti hanno picchiata?. Emma risponde di no, e lui che fa? Indaga, manda gli assistenti sociali, insiste? No, no e no! Una viene mezza morta da te, e che fai? Le dici: “Okay, se ne hai voglia parlane con qualcuno”, ma che cazzo di ragionamento è?! Non sarebbe sorprendete se fosse detto da una persona qualunque, ma cavolo, sei un medico, ti DEVI occupare di queste cose!
Gli insegnati di Emma –a quanto pare, tutti deficienti- che non si accorgono di niente, ma non solo. Allora, io sono un tipo piuttosto timido, e non mi sono bene integrata nella classe. I miei professori, che comunque sanno che fantastica persona sia mia madre, non passano un giorno senza spingere me e qualche altro mio compagno, ad “integrarci con la classe”. E ripeto: noi in classe non abbiamo –almeno spero- di queste situazioni. Invece, gli insegnanti di Emma, no: l’alunna si presenta piena di graffi, tagli, lividi, zoppica, non riesce a camminare, sviene durante una partita (e non si sveglia!), nessuno le rivolge la parola, gli zii apparentemente la lasciano da sola e se ne fregano, insomma, una situazione sulla quale indagare; ma cosa fanno? NIENTE DI NIENTE. Telefonare a casa per vedere se l’alunna soffre di qualche problema? Mandarla da uno psicologo? Parlarle in privato? No, meglio: lasciamola schiattare!
Passiamo ora alla protagonista: Emma. Il suo vero nome è Emily, non si capisce bene perché, ma viene chiamata Emma. Prima cosa senza senso. Si vede che l’autrice era indecisa, e allora ha pensato: “Massì, mettiamoli entrambi!”. Posso capire che chi si chiama Emmalyne, Emmeline, o cose così, venga chiamata “Emma”. Ma che c’entra Emma con Emily?!
Per di più, la protagonista è priva di carattere. Completamente. E’ tipo un piccolo genio, fin troppo perfetta. Ma nella sua grande intelligenza, risulta completamente stupida. Senza cervello. 0%. E perché mai, vi chiederete? Mettiamo il caso che io sia vittima di violenza e decida di andarmene via da casa. E mettiamo il caso che mentre sto facendo la valigia, mio zio (il quale mi picchia), mi veda, e mi chieda di rimanere fino all’indomani. Una persona sana di mente cosa farebbe? Capirebbe che è un inganno, se ne infischierebbe, giusto? Sbagliato. La protagonista, che fa? CI CREDE. C I-C R E D E. Credere, voce del verbo CREDERE. C-R-E-D-E-R-E! Inizio a pensare che in una delle tante botte ricevute alla testa, il suo cervello ne sia uscito danneggiato. Okay, questa era cattiva, ma… si può essere così stupidi?! E, ovviamente, la protagonista viene punita della sua intelligente stupidità.

E ora, parliamo della relazione Emma-mondo. Allora, se io fossi completamente invisibile agli altri, non mi calcolerebbero, giusto? Be’, si vede che l’autrice anche qui era indecisa: non sapendo se fare la classica protagonista sfigata, che sta all’ombra della migliore amica, o quella invidiata da tutti, la super-bomba sexy, che cambia ragazzi come se fossero calzini… li mischia. Con il risultato che la protagonista crede di essere brutta, invisibile e odiata, e invece è amata da tutti, e invidiata. Che poi, se io sono figa, lo so! Se i ragazzi vogliono uscire con me, si capisce! Ma non è comprensibile che una che non venga considerata da nessuno, all’improvviso si scopre essere la più ammirata della scuola. No, no, no!

Altra cosa terribile del libro: la trama, descrive un libro drammatico, triste, insomma, se vengo picchiata, la vita non dovrebbe essere poi così semplice! E invece quest’aspetto non è considerato per niente, se non in alcuni casi, in media ogni due capitoli, dove l’autrice se ne ricorda, e dice: “Oh, aspetta, mettiamo la zia che la picchia!”, ovviamente senza motivo, o con motivi così stupidi che non si può. Praticamente il libro ruota intorno ad Evan. Diciamolo: assomiglia a un piatto mal cucinato. La portata principale è Evan, il condimento, a tratti troppo salato, a tratti troppo insipido, sono gli zii cattivi, la salsetta è la vita sociale della protagonista.
Così, del bel romanzo che ne poteva uscire, il risultato è un libro che dovrebbe essere drammatico, ma in realtà ruota intorno all’amore della protagonista per un ragazzo, e alla sua scelta –tutta improvvisa- di farsi finalmente una vita.

Deludente, deludente, deludente. Non è il peggior libro che abbia letto (quel posto lo lascio a C’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo), ma siamo più o meno a quel livello.

Voto: ★

4 commenti:

  1. Anche a me aveva deluso parecchio! È una storia incoerente e scritta troppo superficialmente per il tema trattato. Peccato perché avrebbe potuto essere davvero carino...,

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    1. Proprio ciò che ho cercato di dire. Idea di base perfetta, ma sviluppata troppo male.

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  2. Che ansia.. ce l'ho e devo proprio leggerlo prima o poi.. anche se effettivamente mi dà già l'impressione di un libro che potrebbe davvero starmi sulle scatole :/

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    1. Be', buona fortuna, spero che tu possa apprezzarlo più di me!

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